p. José María CASTILLO"EGLI DOVEVA RISUSCITARE DAI MORTI"

DOMENICA DI PASQUA – 16 aprile 2017 - Commento al Vangelo
EGLI DOVEVA RISUSCITARE DAI MORTI
di p. José María CASTILLO
Gv 20, 1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora
buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Il fatto in sé della resurrezione non è raccontato da nessun autore del Nuovo Testamento. Perché non si può riferire un avvenimento che non sta alla nostra portata. Non esistono mezzi di comunicazione tra «questo mondo» e l’«altro mondo», come ci sono tra gli estremi più opposti e lontani dell’universo intero. Quello che ci raccontano i vangeli delle apparizioni è l’«esperienza» del Risorto, che hanno avuto e vissuto i primi testimoni della resurrezione.
La testimonianza di quei primi testimoni, prolungata per secoli, è il filo conduttore che ci unisce al Risorto. Ecco l’importanza decisiva, che ha per i credenti in Gesù Cristo, il mantenersi fedeli e perseverare, senza scoraggiamenti, nella fede di coloro che hanno vissuto quelle prime esperienze di Gesù come il Vivente, fede che supera quella forza inevitabile di distruzione e di annichilimento che è la morte. L’aspirazione suprema dell’essere umano è vivere. E vivere felice. La risposta a quest’aspirazione è Gesù risorto.
I racconti delle apparizioni non solo altro che testimonianze, incoerenti nei dettagli, di quello che per i primi testimoni della fede ha rappresentato quest’esperienza straordinaria di sapersi possessori della soluzione di quello che per tutte le generazioni ha vissuto tutto il mondo come anelito supremo a quanto di più grande e di migliore si possa possedere. Qualcosa di più prezioso e di più motivante rispetto a tutte le ricchezze e tutti i poteri di questo mondo.
Oltre a quanto detto, non dovremmo mai dimenticare che noi esseri umani, così come siamo ed esistiamo, abbiamo bisogno della speranza per poter vivere. Un essere umano che abbia perso ogni possibile speranza, inevitabilmente perde le motivazioni di cui abbiamo bisogno per continuare a fare quello che dipende da noi per continuare a vivere. Anche su questo punto capitale siamo debitori a Gesù ed alla sua memoria nella misura più grande di quanto si possa esserlo nei confronti di qualcuno. Gesù ci conserva forte l’istinto di conservazione e la forza per superare ogni disperazione.

Fonte:http://www.ildialogo.org