p. José María CASTILLO, "CHI NON PRENDE LA CROCE NON È DEGNO DI ME. CHI ACCOGLIE VOI, ACCOGLIE ME."

XIII TEMPO ORDINARIO – 2 luglio 2017 - Commento al Vangelo
CHI NON PRENDE LA CROCE NON È DEGNO DI ME. CHI ACCOGLIE VOI, ACCOGLIE ME.
di p. José María CASTILLO
Mt 10,37-42

[In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:]
"Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è
degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".
Questo vangelo, che è la fine del discorso di Gesù ai suoi apostoli sulla missione alla quale li invia, è uno dei testi più rivoluzionari e più complessi da capire che ci sono nel Nuovo Testamento. Perché pone uno dei problemi più complessi che ha dovuto affrontare la Chiesa nascente: il problema della famiglia. Un problema di enorme attualità nella Chiesa e nella teologia. I vangeli insegnano l’amore che si deve avere in famiglia (Mc 7, 8-13; Mt 15,3-6). Ma troviamo anche fatti e detti di Gesù che, almeno in principio, dicono il contrario. Gesù, quando andò a ricevere il battesimo di Giovanni e si dedicò ad annunciare il Regno di Dio, per prima cosa abbandonò la sua famiglia, la sua casa ed il suo popolo per vivere come profeta per le strade ed i villaggi di Galilea. Forse per questo le relazioni di Gesù con la sua famiglia furono complicate: i suoi parenti dicevano che era pazzo (Mc 3,21) e, quando andò presso il suo popolo (Nazareth) per la prima volta, Gesù si rese conto che la sua famiglia “lo disprezzava” (Mc 6,4) ed vide che i suoi concittadini “non credevano” in lui (Mc 6,6; cf Gv 7,5). In ogni caso, è sicuro che Gesù anteponeva la comunità dei discepoli a sua madre ed ai suoi fratelli (Mc 3, 31-35; Mt 12, 46-49; Lc 8, 19-21). Ma soprattutto la cosa più forte è l’insegnamento di Gesù quando afferma che lui “non è venuto a portare pace, ma spade”, fino a “separare l’uomo da suo padre, la figlia dalla madre…” (Mt 10,14; Lc 12, 49-53). Anzi, Gesù arriva a dire che bisogna “odiare”, “detestare” (miséo) i parenti prima della decisione di seguirlo (Mt 10,37; Lc 9,59s) (H. Giesen). Bisogna prendere tutto questo così come suona? Siamo davanti ad un linguaggio estrano che non si deve prendere troppo sul serio?
Tutto questo si complica ancora di più, se consideriamo la dottrina sulla famiglia che c’è negli insegnamenti dell’apostolo Paolo, soprattutto nelle lettere della sua scuola, a lui posteriori. In concreto, in Col 3, 18-4,1 ed Ef 5,22-6,9 (R. Aguirre). Paolo raccoglie la normativa del Diritto Romano e della società dell’Impero e la applica ai cristiani. Già a partire dalle Leggi delle XII Tavole l’unità che interessava al Diritto era l’istituzione familiare. Ma il Diritto non si occupava di quello che succedeva all’interno della famiglia. Quello che interessava non era l’amore, ma il potere del padre di famiglia (il pater familias) e la proprietà (P. E. Stein). Il termine “economia” viene dall’unione di due parole greche: óikos (casa) e nómos (norma, legge). L’economia è prima di tutto “la norma della casa”, il fondamento della famiglia. A giusta ragione l’attuale sociologia insegna che la famiglia tradizionale era soprattutto un’”unità economica”. Inoltre era un’unità che non si contraeva sulla base dell’amore sessuale, né si considerava come uno spazio nel quale doveva fiorire l’amore (A. Giddens). Ciò di cui ci si preoccupava era il dominio, il possesso e la capacità di decisione del padre sulla sposa, sui figli e, se c’erano, sui servi e sugli schiavi. Per il resto, Paolo rifiutò con fermezza l’omosessualità (Rm 1,26-27), un problema che non si cita neanche nei vangeli. Ma sappiamo che le idee ed i costumi si sono evoluti con il passare del tempo. La disuguaglianza economica tra l’uomo e la donna è una delle cause decisive della violenza brutale (e frequentemente criminale) che distrugge le famiglie e costa la vita a tante donne. Un’economia che non è uguale per tutti nella famiglia, può (ed è solita) danneggiare e persino distruggere ogni possibile amore.
La teologia del matrimonio e della famiglia, che molti predicatori utilizzano, non solo è rimasta arretrata, ma per questo non risponde neanche a quello che domanda oggi la gente. Né a quello che insegna il Vangelo. Gesù dice: “Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40). La prima cosa nella vita non è mantenere il modello della “famiglia patriarcale” dell’Antichità. La prima cosa nella vita è “accogliere l’altro/a”. Perché nell’altro/a accogliamo Gesù. Ed in Gesù il Padre. Accogliere qualcuno è vivere “la relazione pura” che si basa sulla comunicazione, in maniera tale che l’aspetto essenziale è comprendere il punto di vita dell’altro (A. Giddens). Quando questo si vive a fondo e veramente, allora (e solo allora) la relazione umana raggiunge la sua più grande profondità, rende possibile la convivenza ed in lei incontriamo Gesù ed il Padre del cielo.
Fonte:http://www.ildialogo.org

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