padre Gian Franco Scarpitta,"Convertirsi, cioè predisporsi alla Parola"

Convertirsi, cioè predisporsi alla Parola
padre Gian Franco Scarpitta  
XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (16/07/2017)
  Visualizza Mt 13,1-23
"E Dio disse e tutte le cose furono fatte". Così si esprime una frase della Genesi che è sulla bocca di
tutti e che indica l'onnipotenza della creazione divina, l'immediatezza con cui Dio opera ogni cosa. A creare il tutto è la Parola, che nella Bibbia viene definita il Verbo, cioè il parlare divino che immediatamente si tramuta in azione, per cui quando Dio "parla" contemporaneamente agisce e produce. La Parola di Dio si mostra sempre efficace e foriera di benefici per l'uomo e per il cosmo. Essa non manca mai di apportare i frutti per cui essa viene mandata e attesta sempre la presenza di Dio in ogni opera e in ogni situazione. Anche la storia della salvezza è un processo di parole e atti intrinsecamente connessi, nel quale le parole preannunciano e indicano le opere, mentre queste sono il significato concreto di quelle. "Dicere Dei est facere", osserva Sant'Agostino.
La Parola (o Verbo) di Dio per eccellenza è il Signore Gesù Cristo, che si è incarnato diventando per noi Parola fatta carne che inabita in ciascuno di noi e percorre la nostra stessa strada. In Cristo vi è la Rivelazione completa di Dio, la sua Parola definitiva che, preesistendo con il Padre sin dall'eternità, si è fatta carne per venire ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 2 - 14) e guardando a lui si è certi di comprendere in tutto la volontà del Padre. Se la Parola di Dio è viva ed efficace, Cristo suo Verbo assume maggiore consistenza e la sua efficacia è ulteriormente riscontrabile nelle
Ci si domanda a questo punto: come mai, nonostante l'efficacia della Parola, il male continua a imperversare nel mondo? Perché gli uomini sembrano vivere tutto l'opposto di quanto Dio (Cristo) ci ha indicato come via di realizzazione e di salvezza?
La domanda è incalzante e interpella, nella sua complessità, la parabola di cui allo scritto evangelico di oggi. La Parola è paragonabile al seme che cadendo può impattare sul suolo sassoso, su spontanee vegetazioni di rovi e pruni, come pure sulla terra buona. Il seme di per sé ha le sue qualità intrinseche, le sue potenzialità di fruttificare e la sua consistenza, ma nulla può produrre quando il terreno nel quale viene immesso è poco fertile o addirittura ostile e refrattario. Così tutte le volte che la Parola di Dio, disseminata dal Padre sulla terra in Cristo suo Verbo, incontri ostilità e indifferenza nell'animo umano, pur mantenendo la sua efficacia e produttività intrinseca, non potrà mai apportare alcun risultato. Non perché la Parola non sia proficua, ma perché l'uomo tende a rifiutarla, ad usare reticenza e ritrosia nei confronti di quanto essa suggerisce. La Paola di Dio è efficace e penetrante "come una spada a doppio taglio"(Eb 4, 12) ma se il cuore dell'uomo respinge la sua lama impedisce esso stesso che essa abbia la sua efficacia innovativa. Come potrà mai Dio cambiare le nostre vite quando da parte nostra si preferisce perseverare nella ritrosia e nell'indifferenza? Come non esiste alcuna legge scritta capace in se stessa di prevenire un solo crimine se non la si mette in pratica, così la Parola di Dio, pur avendo in se stessa la sua potenzialità indiscussa, non potrà mai cambiare la nostra vita se ad essa ci si sarà ostinatamente chiusi. Come non esiste alcuna mappa o indicazione stradale in grado di guidare i viandanti senza che la si segua attentamente, così la Parola non potrà mai fruttificare senza alcuno sforzo della nostra volontà a volerla attualizzare e concretare. Di fronte al parlare e all'agire di Dio occorre bonificare il nostro terreno, perché sia abbastanza fertile da saper accogliere la Parola per poi farla fruttificare di copiose risultanze. Ascolto, meditazione a azione concreta. Sono questi gli elementi che rendono fertile il terreno e rendere produttive o incolte le sue zolle saremo solamente noi stessi, secondo la nostra sensibilità e il nostro grado di volontà.
Anche per questo lo stesso parlare di Dio ci invita innanzitutto ad operare una radicale trasformazione di noi stessi affinché il nostro terreno sia bonificato al punto da lasciare che essa si radichi in noi, si innesti e in noi si sviluppi prendendo forma e vitalità. Ci invita insomma alla conversione, al mutamento radicale di noi stessi, che è indispensabile affinché comprendiamo l'efficacia stessa della Parola e la sua utilità per noi. La conversione è il preambolo della fede, ma di fronte alla prospettiva della Parola di Dio è prerogativa essenziale perché questa Parola possa trovare in noi terreno fertile per la copiosità dei frutti.
Fonte:http://www.qumran2.net

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