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Visualizzazione dei post da Marzo, 2014

Abbazia Santa Maria di Pulsano Letture patristiche della Domenica “di Lazzaro”

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V di Quaresima A
Gv 11,1-45;  Ez 37,12-14;  Sal 129;  Rm 8,8-11
1. Era necessaria la morte di Lazzaro, perché con Lazzaro già sepolto tornasse in vita la fede dei discepoli
Lazzaro tornato dall'oltretomba ci viene incontro, per insegnarci come vincere la morte con l'esempio della sua risurrezione. Prima di esaminare in profondità questo avvenimento, osserviamo il fatto esterno della sua risurrezione, riconoscendo che questo è il più straordinario dei miracoli, la massima manifestazione di potenza, la più grande delle meraviglie.
Il Signore aveva risuscitato la figlia di Giairo,capo della Sinagoga, semplicemente restituendo la vita alla fanciulla, ma senza varcare i confini dell'oltretomba. Risuscitò anche l'unico figlio della madre di Naim; ma fermò il feretro anticipando i tempi sul sepolcro sì da prevenire il corso della corruzione: rese la vita al morto prima che la morte avesse fatto in tempo a ghermirlo del tutto e a rivendicare in pieno tutti i suoi diritti.

GIANCARLO BRUNI«Io sono la resurrezione e la vita»

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Eremo delle Stinche - Panzano in Chianti
1. Il cammino quaresimale si conclude con una grande illuminazione: il tentato, il trasfigurato, il pozzo d'acqua viva e l'Io sono la luce oggi si consegna alla nostra contemplazione come l'Io sono la resurrezione e la vita (Gv 11,25), «venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Il Vangelo di Giovanni sta tutto qui, è stato  scritto «perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché credendo, abbiate la vita nel suo nome» (Gv 20,31). Nel nome di chi essendo Vita è via alla vita (Gv 14,6). E del tema della vita la resurrezione di Lazzaro è   racconto esemplificativo, una drammatizzazione a ondate successive sullo sfondo delle resurrezioni operate da Gesù (Lc 7,11-16; Mc 5,22-43).
2. Nell'introduzione (Gv 1,1-6), in cui Marta e Maria notificano a Gesù che Lazzaro loro fratello è malato, vi sono alcuni passaggi che introducono all'intelligenza dell'intero racconto: «Colui che tu…

Pane Quotidiano"All’istante quell’uomo guarì."

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VANGELO (Gv 5,1-16)
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandaro…

Dai «Discorsi» di san Leone Magno"Il bene della carità

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(Disc. 10 sulla Quar., 3-5; PL 54, 299-301)
    Nel vangelo di Giovanni il Signore dice: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35). E nelle lettere del medesimo apostolo si legge: «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l\'amore è da Dio; chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama, non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore» (1 Gv 4, 7-8).
    Si scuotano perciò le anime dei fedeli, e con sincero esame giudichino gli intimi affetti del proprio cuore. E se nelle loro coscienze troveranno qualche frutto di carità non dubitino della presenza di Dio in loro. Se poi vogliono trovarsi maggiormente disposti a ricevere un ospite così illustre, dilatino sempre più l\'ambito del loro spirito con le opere di misericordia.
    Se infatti Dio è amore, la carità non deve avere confini, perché la divinità non può essere rinchiusa entro alcun limite.
    Carissimi, è vero che per esercitare il bene della carità…

Paolo Curtaz Commento al vangelo del 6 aprile 2014

Fernando Armellini 5a domenica di Quaresima - anno A -

Il Papa: chi ha fede cammina verso le promesse di Dio, se no è un “turista esistenziale”

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Non girovagare per la vita, compresa quella dello spirito, ma andare diritti alla meta che per un cristiano vuol dire seguire le promesse di Dio, che mai deludono. È l’insegnamento che Papa Francesco ha tratto dalle letture di oggi, spiegate all’omelia della Messa presieduta in Casa S. Marta. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Ci sono cristiani che si fidano delle promesse di Dio e le seguono lungo l’arco della vita. Poi vi sono altri la cui vita di fede ristagna e altri ancora convinti di progredire e che invece fanno solo del “turismo esistenziale”. Papa Francesco distingue fra tre categorie di credenti, accomunate dal sapere che la vita cristiana è un itinerario ma divergenti nel modo di percorrerlo o non percorrerlo affatto. Anzitutto, spiega il Papa rifacendosi al brano di Isaia della prima Lettura, Dio sempre “prima di chiedere qualcosa, promette”. La sua promessa è quella di una vita nuova e di una vita di “gioia”. Qui, afferma, c’è il “fondamento principale della virtù del…

Padre Gian Franco Scarpitta"Morte, qual è la tua ragion d'essere?"

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V Domenica di Quaresima (Anno A) (06/04/2014)
Vangelo: Gv 11,1-45
Il male e la morte sono incognite perenni della vita umana, cui tutti si cerca da sempre di dare un senso. Ma soprattutto da sempre l'uomo cerca di avere ragione di esse e se c'è una verità che possa soddisfarlo definitivamente, questa è quella di dare una soluzione risolutiva al problema del trapasso. Umanamente parlando, è vero solo ciò che soddisfa nell'immediato e trovare una risposta al problema della morte è quanto mai immediato e urgente. Ci si è tanto adoperati a trovare una spiegazione al fenomeno della morte lambiccando di fronte ai cadaveri di persone care o di persone ingiustamente scomparse prematuramente; ci si è dati alla filosofia per risolvere invano questo dubbio assillante, all'idea di oltretomba giusto per trovare rifugio e consolazione...
Eppure la rivelazione è fatta per soddisfare l'uomo e questo anche a proposito del tema della morte. Il Vangelo odierno mostra interesse sul f…

Mons. Roberto Brunelli"Parole memorabili cui si lega la speranza"

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V Domenica di Quaresima (Anno A) (06/04/2014)
Vangelo: Gv 11,1-45
Domenica prossima cominceranno i riti pasquali, che culmineranno la domenica successiva, con la celebrazione della risurrezione del Signore, la festa della vita. Le scorse domeniche l'hanno preparata, parlando della vita eterna con gli episodi della samaritana al pozzo e del cieco nato; oggi il discorso si fa più esplicito, col racconto (Giovanni 11) di Gesù che richiama in vita il suo amico.
La risurrezione di Lazzaro è una delle pagine più impressionanti del vangelo. Inaspettatamente, imperiosamente, Gesù comanda di aprire il sepolcro di un uomo morto già da quattro giorni e a gran voce gli ordina "Vieni fuori!": gesti e parole che mettono i brividi, ancor prima di vederne l'esito. Egli manifesta qui tutta la potenza della sua divinità, dopo aver espresso tutta la tenerezza della sua umanità: la morte dell'amico l'aveva commosso sino alle lacrime. E quanta naturalezza, quanta umana verità ne…

Pane Quotidiano"Va’, tuo figlio vive. "

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VANGELO (Gv 4,43-54)
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i su…

Dalle «Omelie sul Levitico» di Origene, presbitero"Cristo Pontefice è la nostra propiziazione"

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(Om. 9, 5. 10; PG 12, 515. 523)
    Una volta all\'anno il sommo sacerdote, lasciando fuori il popolo, entra nel luogo dove sta il propiziatorio con i cherubini su di esso. Entra nel luogo dove c\'è l\'arca dell\'alleanza e l\'altare dell\'incenso. Là a nessuno è permesso di entrare fuorché al Pontefice.
    Ora se considero che il mio vero Pontefice, il Signore Gesù Cristo, vivendo nella carne, durante tutto l\'«anno stava col popolo, quell\'«anno, di cui egli stesso dice: Il Signore mi ha mandato a predicare la buona novella ai poveri, a promulgare un anno di grazia del Signore e il giorno di remissione (cfr. Lc 4, 18-19) noto che una volta sola in quest\'anno, nel giorno cioè dell\'espiazione, entra nel santo dei santi, il che significa che, eseguito il suo compito, penetra nei cieli e si pone davanti al Padre per renderlo propizio al genere umano, e per pregare per tutti coloro che credono in lui.
    Conoscendo questa sua propiziazione con…

Don Marco Pedron "Sei disposto ad accettare ciò che vedrai?"

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41
Il vangelo di oggi si gioca sul contrasto tra luce e tenebre, tra chi ci vede e chi non ci vede. Tutto il vangelo di Gv è impostato su questa opposizione: luce e tenebre. Il vangelo si snoda nei rapporti che il cieco ha con i vari personaggi. Ci sono i discepoli di Gesù, i farisei, i suoi genitori, quelli che lo conoscevano e gli amici, e c'è anche Gesù. Nel vangelo tutti sembrano interessati ad altre cose, ma nessuno, se non Gesù, vede l'uomo, la sua difficoltà, i suoi problemi, le sue esigenze. Il cieco non sembra importare a nessuno! Tutti sono mossi da altre cose, da altre preoccupazioni nel loro agire, sembrano interessarsi al cieco, ma in realtà sono preoccupati da se stessi. Guardate: nessuno vede il cieco, solo Gesù.
Innanzitutto ci sono i discepoli: "Chi ha peccato? Lui o i suoi genitori". Gli ebrei dicevano: "Se uno è malato, o lui o i suoi predecessori devono aver peccato&quo…

PAPA FRANCESCO ANGELUS IV Domenica di Quaresima, 30 marzo 2014

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Piazza San Pietro
Cari fratelli e sorelle, buongiorno
il Vangelo odierno ci presenta l’episodio dell’uomo cieco dalla nascita, al quale Gesù dona la vista. Il lungo racconto si apre con un cieco che comincia a vedere e si chiude – è curioso questo - con dei presunti vedenti che continuano a rimanere ciechi nell’anima. Il miracolo è narrato da Giovanni in appena due versetti, perché l’evangelista vuole attirare l’attenzione non sul miracolo in sé, ma su quello che succede dopo, sulle discussioni che suscita; anche sulle chiacchiere, tante volte un’opera buona, un’opera di carità suscita chiacchiere e discussioni, perché ci sono alcuni che non vogliono vedere la verità. L’evangelista Giovanni vuol attirare l’attenzione su questo che accade anche ai nostri giorni quando si fa un’opera buona. Il cieco guarito viene prima interrogato dalla folla stupita – hanno visto il miracolo e lo interrogano -, poi dai dottori della legge; e

Pane Quotidiano"Andò, si lavò e tornò che ci vedeva. "

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Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri inve…

Sant\'Agostino"Cristo è via alla luce, alla verità alla vita

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Dai «Trattati su Giovanni»
(Tratt. 34, 8-9; CCL 36, 315-316)
    Il Signore in maniera concisa ha detto: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8, 12), e con queste parole comanda una cosa e ne promette un\'altra. Cerchiamo, dunque, di eseguire ciò che comanda, perché altrimenti saremmo impudenti e sfacciati nell\'esigere quanto ha promesso, senza dire che, nel giudizio, ci sentiremmo rinfacciare: Hai fatto ciò che ti ho comandato, per poter ora chiedere ciò che ti ho promesso? Che cosa, dunque, hai comandato, o Signore nostro Dio? Ti risponderà: Che tu mi segua.
    Hai domandato un consiglio di vita. Di quale vita, se non di quella di cui è stato detto: «È in te la sorgente della vita»? (Sal 35, 10).
    Dunque mettiamoci subito all\'opera, seguiamo il Signore: spezziamo le catene che ci impediscono di seguirlo. Ma chi potrà spezzare tali catene, se non ci aiuta colui al quale fu detto: «Hai spezzato le mie…

MEDITAZIONE sul "cieco nato "di FERNAND SANCHEZ

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MEDITAZIONE
Parlare di guarigione significa anche parlare di quanto nell'uomo deve
essere guarito. Noi siamo infatti sempre messi di fronte alla sofferenza
e siamo sempre sorpresi dallo scandalo della malattia e della morte. Ci
sentiamo sconfitti e oscilliamo fra la disperazione, la rassegnazione,
la ribellione e il sacrificio.
Dal fondo della nostra sofferenza e della paura che le si accompagnano
sale il nostro lamento, muto o espresso, mentre aspettiamo un buon
Samaritano che si chini finalmente sulla nostra miseria per liberarci.
Nella visione cristiana, il male e la morte non sono né una fatalità
biologica, né un caso, né un'opera di Dio, ma sono conseguenze della
volontà prometeica dell'uomo di affrancarsi da Dio.

Paolo Curtaz" Illuminazioni"

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41
La sete infinita di infinito della Sposa samaritana, ora, è colma, sazia.
Non ha più vergogna della sua fragilità affettiva, della sua vita disordinata, degli inganni dati e ricevuti pur di avere una goccia d'acqua.
Stagnante.
Ora ha incontrato la sorgente. Ora lei stessa è divenuta sorgente che zampilla per le persone che, prima, non voleva incontrare. Non ci sono ostacoli, ruoli, peccati che la possano tenere lontana dallo Sposo che, stanco, l'ha cercata per amarla.
La sua è una vita passata a nascondersi, per timore di essere giudicata.

Don Giovanni Berti" Vedere a occhi chiusi"

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41  )
Clicca qui per la vignetta della settimana.
Domani 42 ragazzi della mia comunità parrocchiale riceveranno la Confermazione del Battesimo. Sono ragazzi che frequentano la terza media, di 13 e 14 anni, che hanno davanti ai loro occhi molti più giorni di quelli che hanno alle loro spalle.
Oggi, prima di fare la prova della celebrazione, ho chiesto loro di chiudere gli occhi e rimanere in silenzio per un paio di minuti. E' difficilissimo fare una cosa così con un gruppo così numeroso di ragazzi senza che non si disturbino a vicenda. Devo riconoscere che quei due minuti di occhi chiusi e silenzio sono invece riusciti (a parte i soliti due o tre che davvero fanno fatica a fare una cosa seria che superi di 10 secondi).
Hanno chiuso gli occhi e sono rimasti in silenzio secondo quello ce avevo chiesto loro di fare, senza dare alcuna spiegazione del perché. Quando hanno aperto gli occhi ho immediatamente chiesto…

Don Antonello Iapicca "C'è una risposta a ogni sussulto del male"

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Commento al Vangelo della IV Domenica del Tempo di Quaresima (Domenica "Laetare") - Anno A
TAKAMATSU, 29 Marzo 2014 (Zenit.org) - Una madre affranta dopo una visita dal ginecologo; la diagnosi è spietata, sindrome di down. Un padre con gli occhi rapiti nel vuoto,  seduto su una panca cercando nei ricordi suo figlio mentre correva dietro a un pallone.  Uno schianto, e ora è nella stanza a fianco, disteso sul letto che sarà tutta la sua vita. Un bambino zuppo di lacrime chiama la sua mamma abbracciando una bara.

Il fumo acre di polvere e fuoco sembra alzarsi nel cielo come mani in preghiera,  fin lassù, da dove son piovute le bombe su ospedali e scuole; e case, tante case, normali, con la cucina e la minestra sul fuoco, con il salotto e l’albero di Natale, con la stanza dei piccoli seminata di giocattoli. E in pochi secondi più nulla.
Perché? Perché proprio a me? Perché muoiono i bambini? Perché li rubano e li violentano? Perché mia moglie se n’è andata? Perché ho perso il la…

Fernando Armellini 4a domenica di Quaresima - anno A -

Paolo Curtaz Commento al vangelo del 30 marzo 2014

don Roberto Rossi"Gesù, il Signore è la luce e la gioia della vita"

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41
La liturgia di questa domenica, chiamata domenica della letizia, invita a rallegrarci, a gioire, così come proclama l'antifona d'ingresso della celebrazione eucaristica: "Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l'amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell'abbondanza della vostra consolazione, che è il Signore". Qual è la ragione profonda di questa gioia? E' il Vangelo, è Gesù stesso, accanto a noi come luce e salvezza. Ha scritto per noi papa Francesco: "La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia". Ne abbiamo la prova nel Vangelo di oggi, nel quale Gesù guarisce un uomo cieco dalla nascita. La domanda che il S…

Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno"Serviamo Cristo nei poveri"

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Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo
(Disc. 14 sull\'amore ai poveri, 38, 40; PG 35, 907. 910)
    Afferma la Scrittura: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5, 7). La misericordia non ha l\'ultimo posto nelle beatitudini. Osserva ancora: Beato l\'uomo che ha cura del misero e del povero (cfr. Sal 40, 2) e parimenti: Buono è colui che è pietoso e dà in prestito (cfr. Sal 111, 5). In un altro luogo si legge ancora: Tutto il giorno il giusto ha compassione e dà in prestito (cfr. Sal 36, 26). Conquistiamoci la benedizione, facciamo in modo di essere chiamati comprensivi, cerchiamo di essere benevoli. Neppure la notte sospenda i tuoi doveri di misericordia. Non dire: «Ritornerò indietro e domani ti darò aiuto». Nessun intervallo si interponga fra il tuo proposito e l\'opera di beneficenza. La beneficenza, infatti, non consente indugi. Spezza il tuo pane all\'affamato e introduci i poveri e i senza tetto in casa tua (cfr. Is 58, 7)…

Raniero Cantalamessa,Sant'Agostino "Credo la Chiesa una e Santa"

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Seconda predica di Quaresima
1.Dall’Oriente all’Occidente
Nella meditazione introduttiva della settimana scorsa abbiamo riflettuto sul senso della Quaresima come un tempo nel quale andare con Gesú nel deserto, digiunare dai cibi, dalle parole e dalle immagini, imparare a vincere le tentazioni e soprattutto crescere nell’intimità con Dio.
Nelle quattro prediche che ci restano, proseguendo la riflessione iniziata nella Quaresima del 2012 con i Padri greci, ci mettiamo alla scuola di quattro grandi dottori della Chiesa latina – Agostino, Ambrogio, Leone Magno e Gregorio Magno – per vedere cosa ognuno di essi dice a noi oggi, a proposito della verità di fede di cui è stato particolare assertore e cioè, rispettivamente, la natura della Chiesa, la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, il dogma cristologico di Calcedonia e la l’intelligenza spirituale delle Scritture.
Lo scopo è riscoprire, dietro questi grandi Padri, la ricchezza, la bellezza e la felicità del credere, passare, come di…

Mons. Gianfranco Poma" Ero cieco e ora vedo!

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41
La scena del cieco che diventa vedente (Giov.9) è posta al termine della grande sezione del Vangelo di Giovanni 5-10: quando la resistenza a Gesù si fa particolarmente dura, un cieco, mendicante, diventa suo discepolo!
"Gesù, passando, vide un uomo cieco dalla nascita...". L'introduzione presenta i personaggi e i temi del racconto. Gesù è il personaggio centrale: è lui che, passando, vede il cieco; è lui che, in anticipo, dà il senso alla scena, come "segno che manifesta la gloria"; associa i discepoli (rimasti assenti dal cap.6) alla sua opera ("noi dobbiamo operare"), che rimane per ora misteriosa. Alla domanda sull'enigma della sofferenza e del male: "Chi ha peccato?", Gesù non risponde, evitando di aderire a spiegazioni teoriche, ma annunciando che Dio non è un giudice che punisce l'uomo peccatore ma l'Amore che si accosta all'uomo che soffre e c…

Don Marco Pozza " Non c'è cieco peggiore di chi non vuol vedere"

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41
Dal pozzo di Sichar - luogo d'innamoramenti, di confidenze d'amabilità - alla piscina di Siloe: sembra proprio che Cristo, scegliendo la compagnia di personaggi alquanto guasti - si diverta a far esplodere dei "casi nazionali"; non tanto per il gusto di provocare, bensì con l'ardire di svegliare coscienze addormentate, cuori inamidati, anime così assonnate d'essere d'intrigo nella corsa verso il Cielo. Se poi compie questo di sabato - giorno di riposo, di festa e di nullafacenze raccomandate dalla legge - allora il piatto è servito. E la Croce ormai prossima.
Siloe, ai bordi di una piscina. Come a Sichar, anche stavolta acqua: acqua, parole e salvezza. Attorno una fiumana di gente, stessa scena di quando capita un incidente sulla strada. E' come se avvertissero sulla pelle che quell'Uomo - che nel giro di un pugno di giorni aveva spaccato l'opinione pubblica tra amici…

Papa Francesco: il bilancio di Dio non è quello di un'azienda, l'attivo è l’amore

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Dio ama, “non sa fare altra cosa”. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa di stamani a Casa Santa Marta. Il Papa ha ribadito che il Signore sempre ci aspetta e ci perdona, è “il Dio della misericordia” che ci fa festa quando torniamo da Lui. Il servizio di Alessandro Gisotti
Dio ha nostalgia di noi, quando ci allontaniamo da Lui. Papa Francesco ha svolto la sua omelia muovendo dal Libro del Profeta Osea, nella prima Lettura. Il Signore, ha osservato, ci parla con tenerezza. Anche quando “ci invita alla conversione” e questa parola ci “suona un po’ forte”, ha evidenziato, dentro c’è “questa nostalgia amorevole di Dio”. C’è l’esortazione del Padre che dice al figlio: “Torna, è ora di tornare a casa”. Quindi, ha rilevato che già “soltanto con questa parola possiamo passare tante ore di preghiera”:

Don Angelo Casati"La parola della domenica"

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Anno liturgico A
omelia di don Angelo nella IV Domenica di Quaresima
secondo il rito romano
1Sam 16,1b.4a.6-7.10-13
Sal 22
Ef 5,8-14
Gv 9, 1-41
Non possiamo sfuggire al contrasto, che non è marginale, non è alla superficie, è di fondo: un contrasto che attraversa tutto l'episodio del Vangelo, che oggi abbiamo ascoltato: quel cieco, di cui non è detto il nome, e quel gruppo di farisei.
Un contrasto insanabile che dilaga in tutto il racconto. Al punto che Gesù è confinato all'inizio e alla fine.

E il cieco, che ora ha gli occhi aperti, sorprendentemente aperti, il cieco in apparenza solo - Gesù è assente- solo, a sostenere la contrapposizione. Dura, estenuante contrapposizione! E c'è un termine che ricorre più volte, insistente nel brano del Vangelo, il termine "peccato": lo apre e lo chiude.

Pane Quotidiano"Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai. "

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VANGELO (Mc 12,28-34)
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Parola del Signore
Commento: Rev. D. Pere MONTAGUT i Piquet (Barcelona, Spagna)
Non c’è altro…

san Gregorio Magno,"Il mistero della nostra nuova vita"

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Dal «Commento al libro di Giobbe» di san Gregorio Magno, papa
(Lib. 13, 21-23; PL 75, 1028-1029)
    Il beato Giobbe, essendo figura della santa Chiesa, a volte parla con la voce del corpo, a volte invece con la voce del capo. E mentre parla delle membra di lei, si eleva immediatamente alle parole del capo. Perciò anche qui si soggiunge: Questo soffro, eppure non c\'è violenza nelle mie mani e pura è stata la mia preghiera (cfr. Gb 16, 17).
    Cristo infatti soffrì la passione e sopportò il tormento della croce per la nostra redenzione, sebbene non avesse commesso violenza con le sue mani, né peccato, e neppure vi fosse inganno sulla sua bocca. Egli solo fra tutti levò pura la sua preghiera a Dio, perché anche nello stesso strazio della passione pregò per i persecutori, dicendo: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23, 34).

Papa Francesco Apritevi alla salvezza. Non siate "dottori del dovere"

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Dammi, Signore, la grazia di aprirmi alla tua salvezza"
Omelia di papa Francesco nella Messa con i parlamentari italiani
CITTA' DEL VATICANO, 27 Marzo 2014 (Zenit.org) - Riportiamo di seguito l’omelia tenuta questa mattina da papa Francesco nella Messa per un gruppo di oltre 500 parlamentari italiani, accompagnati da mons. Lorenzo Leuzzi, Rettore della Chiesa di San Gregorio Nazianzeno a Montecitorio.
Le Letture che la Chiesa oggi ci offre possiamo definirle un dialogo fra i lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta. Si lamenta di non essere stato ascoltato lungo la storia. E’ sempre lo stesso: "Ascoltate la mia voce… Io sarò il vostro Dio… Sarai felice…" - "Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola, anzi: procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle" (Ger 7,23-24). E’ la storia dell’infedeltà del popolo di Dio.

Ermes Ronchi"Se incontri Cristo diventi un'altra persona "

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IV domenica di Quaresima
Anno A
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. (...)

Don Luciano Cantini " Ascoltare per vedere"

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41
«Siamo ciechi anche noi?».
Il "segno" che Gesù compie nel guarire il cieco nato, coglie in fallo chi pretende di essere vedente. Nessuno discute sulla capacità ottica ma sulla capacità di elaborazione di quello che i sensi percepiscono. Per i giudei i ciechi erano confinati non potendo fisicamente leggere le Scritture, a stare fuori dal tempio, erano esclusi per la loro ignoranza. La cecità era considerata manifestazione del peccato e punizione divina, perché «l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore» (1Sam 16,7). Ecco che il racconto evangelico si fa insistente, ripete e ripete lo stesso fatto, le stesse parole a dimostrazione della cecità ottusa dei vedenti di fronte alla evidenza. Proprio chi ha occhi per scrutare le Scritture non vede l'opera di Dio. È la cecità malata di cui è affetto ogni potere sicuro di se stesso, sia politico, finanziario o religioso.
Fece del fango …

Don Alberto Brignoli "Ho visto, e ora credo"

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41
Ci fidiamo molto di ciò che vediamo. "L'ho visto io, con i miei occhi!": è una delle tipiche frasi cui attribuiamo un certificato originale di veridicità, e di fronte alla quale riteniamo inattendibile ogni tentativo di opinione contraria. "Diamine, l'ho visto io: sono sicuro! Non sono stupido: credi che mi sia sognato?": e guai a chi prova ad affermare il contrario o anche solo qualcosa di diverso...
"Vedere per credere": lo diciamo spesso, soprattutto quando non ci fidiamo della testimonianza altrui. E sembra proprio che a dare manforte a questa teoria ci si metta pure il Vangelo di Giovanni, la cui lettura ci sta accompagnando in queste tre domeniche di Quaresima immediatamente precedenti la Settimana Santa. L'evangelista Giovanni, infatti, basa molto la fede del credente sul "vedere": a partire dall'incontro di Gesù con la Samaritana, al termine del …

Don Luca Garbinetto"Vincere la rassegnazione del peccato"

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41
Ci sono due tipi di persone rassegnate. Il primo tipo sono coloro che si sono convinti che tutto è sbagliato, tutto va male, loro soprattutto. E vivono ancorati nella passività, perché la storia familiare li ha bloccati in un passato disastroso e in un futuro senza speranza: ne risulta un presente di oscurità, in cui lo sforzo principale è quello di raccogliere le briciole che cadono magicamente dall'alto. Il cieco nato è la figura di questo genere di persone. Incastonate nello schema del ‘do ut des': se qualche disgrazia mi è capitata, certamente me la sono meritata io, o pago per causa degli sbagli di qualcuno a me molto vicino. Si sopravvive così nel pessimismo, nel vittimismo, che però porta parecchi vantaggi: meno responsabilità, meno rischi, meno cambiamenti...
Il secondo tipo, però, sembra essere più insidioso. Apparentemente sembrano persone attive e intelligenti, aperte e al passo con la stor…

Pane Quotidiano"Chi non è con me è contro di me. "

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VANGELO (Lc 11,14-23)
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via …

Dal trattato «L\'orazione» di Tertulliano"Ostia spirituale"

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(Cap. 28-29; CCL 1, 273-274)
    L\'orazione è un sacrificio spirituale, che ha cancellato gli antichi sacrifici. «Che m\'importa», dice, «dei vostri sacrifici senza numero? Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Chi richiede da voi queste cose?» (cfr. Is 1, 11).
    Quello che richiede il Signore, l\'insegna il vangelo: «Verrà l\'ora», dice, «in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. Dio infatti è Spirito» (Gv 4, 23) e perciò tali adoratori egli cerca.
    Noi siamo i veri adoratori e i veri sacerdoti che, pregando in spirito, in spirito offriamo il sacrificio della preghiera, ostia a Dio appropriata e gradita, ostia che egli richiese e si provvide.
    Questa vittima, dedicata con tutto il cuore, nutrita dalla fede, custodita dalla verità, integra per innocenza, monda per castità, coronata dalla carità, dobbiamo accompagnare all\'altare di Dio con il de…

Enzo Bianchi" ciechi bisognosi della luce del Signore o vedenti autosufficienti e sicuri?"

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Lunghissimo è il brano del vangelo che oggi la chiesa ci propone nel cammino quaresimale; lunghissimo, ricco di temi cristologici e di domande che ci vengono poste in quanto credenti. Noi tentiamo solo di mettere a fuoco alcune parole di Gesù.
Per prime quelle che rispondono alla domanda dei discepoli: “Perché quest’uomo è nato cieco? Ha peccato lui o i suoi genitori?”. La risposta di Gesù appare enigmatica, ma rivela una verità profonda: “Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma l’azione di Dio deve manifestarsi in lui”. Egli non spiega il perché di quella grave infermità, non spiega l’origine, la causalità di quell’handicap, ma indica una possibilità: anche nel male più grave, anche nella sofferenza Dio può agire, e dunque manifestare la sua azione.

E le reazioni di chi è colpito dal male e degli altri che sono in rapporto con il malato manifesteranno la loro fede-fiducia, la loro attesa-speranza, la loro cura-carità; o, al contrario, riveleranno la loro scelta mortifera. La gua…

PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE

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Piazza San Pietro
Mercoledì, 26 marzo 2014
Cari fratelli e sorelle,
abbiamo già avuto modo di rimarcare che i tre Sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia costituiscono insieme il mistero della «iniziazione cristiana», un unico grande evento di grazia che ci rigenera in Cristo. È questa la vocazione fondamentale che accomuna tutti nella Chiesa, come discepoli del Signore Gesù. Ci sono poi due Sacramenti che corrispondono a due vocazioni specifiche: si tratta dell’Ordine e del Matrimonio. Essi costituiscono due grandi vie attraverso le quali il cristiano può fare della propria vita un dono d’amore, sull’esempio e nel nome di Cristo, e così cooperare all’edificazione della Chiesa.

mons. Roberto Brunelli"La luce degli occhi per vedere più in là"

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41
Le letture di queste domeniche toccano temi vitali: domenica scorsa era l'acqua, oggi la luce. "Un tempo eravate tenebra" scrive l'apostolo Paolo (Efesini 5,8-14), "ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora, il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità". Nel vangelo, la riflessione parte dalla guarigione di un mendicante, cieco dalla nascita: ma, secondo lo stile dell'evangelista Giovanni, un fatto ne comporta altri e implica interrogativi e questioni dottrinali. Il cieco nato, ad esempio: per quanto importante, il miracolo è uno dei tanti narrati dai vangeli, spesso in poche righe o addirittura in modo riassuntivo ("Guarì numerosi paralitici, sordomuti, ciechi, lebbrosi..."); invece, a questo, Giovanni dedica un intero capitolo (il 9), diffondendosi sugli atteggiamenti di chi assiste al fatto: gli apostoli, i genito…

don Paolo Ricciardi"dal "sole" alla "legge", dal "solare" al "legale"

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41
COMMENTO ALLE LETTURE
L'ultima domenica di marzo è caratterizzata, da tanti anni, dal fatto che si dorme un'ora in meno... Il passaggio all'ora "legale" ci toglie sessanta minuti per restituirceli di nuovo nell'ultima domenica di ottobre. Ci si illude ancora in un risparmio energico concedendo al sole di tramontare un'ora più tardi, anche se tanta gente continua a lavorare, a divertirsi e quindi a sprecare energia anche di notte.
C'è quindi un passaggio dal "sole" alla "legge", dal "solare" al "legale".
Forse non è un caso che in questa domenica ascoltiamo proprio il lungo racconto del vangelo del cieco nato, dove luce, buio, legge, peccato, si alternano intorno ad un povero uomo che da sempre aveva solo sperimentato le tenebre, il dramma di non vedere.
Immaginiamolo ogni mattina, quando si ritrovava presto a camminare, a tentoni, verso…

Pane Quotidiano"Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli. "

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VANGELO (Mt 5,17-19)
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Parola del Signore
Commento: Rev. D. Vicenç GUINOT i Gómez (Sitges, Barcelona, Spagna)
Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti (...) ma a dare pieno compimento
Oggi, ai nostri giorni, c’è molto rispetto verso le diverse religioni. Tutte le religioni esprimono la ricerca della trascendenza da parte dell’uomo, la ricerca dell’aldilà, delle realtà eterne. Nel cristianesimo…

San Teofilo di Antiochia,"Beati i puri di cuore perché vedranno Dio"

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Dal «Libro ad Autolico» di san Teofilo di Antiochia, vescovo
(Lib. I, 2. 7; PG 6, 1026-1027. 1035)
    Se dici: Fammi vedere il tuo Dio, io ti dirò: Fammi vedere l\'uomo che è in te, e io ti mostrerò il mio Dio. Fammi vedere quindi se gli occhi della tua anima vedono e le orecchie del tuo cuore ascoltano.
    Infatti quelli che vedono con gli occhi del corpo, percepiscono ciò che si svolge in questa vita terrena e distinguono le cose differenti tra di loro: la luce e le tenebre, il bianco e il nero, il brutto e il bello, l\'armonioso e il caotico, quanto è ben misurato e quanto non lo è, quanto eccede nelle sue componenti e quanto ne è mancante. La stessa cosa si può dire di quanto è di pertinenza delle orecchie e cioè i suoni acuti, i gravi e i dolci.
    Allo stesso modo si comportano anche gli orecchi del cuore e gli occhi dell\'anima in ordine alla vista di Dio.

Messa a Santa Marta La salvezza è un regalo

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2014-03-25 L’Osservatore Romano
La salvezza «non si compra e non si vende» perché «è un regalo totalmente gratuito». Ma per riceverla Dio ci chiede di avere «un cuore umile, docile, obbediente». Lo ha detto Papa Francesco, nella messa celebrata martedì mattina 25 marzo nella cappella della Casa Santa Marta, invitando «a fare festa e a rendere grazie a Dio» perché «oggi commemoriamo una tappa definitiva nel cammino» verso la salvezza «che l’uomo ha fatto dal giorno che è uscito dal paradiso».
Proprio «per questo oggi facciamo festa: la festa di questo cammino da una madre a un’altra madre, da un padre a un altro padre», ha spiegato il Pontefice. E ha invitato a contemplare «l’icona di Eva e Adamo, l’icona di Maria e Gesù», e a guardare il corso della storia con Dio che cammina sempre insieme al suo popolo. Così, ha proseguito, «oggi possiamo abbracciare il Padre che, grazie al sangue del suo Figlio, si è fatto come uno di noi, e ci salva: questo Padre che ci aspetta tutti i giorni». D…

padre Gian Franco Scarpitta"Vedenti e capaci di larghe vedute"

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IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: Gv 9,1-41
Anche la luce, come l'acqua, è sinonimo ed elemento di vita. La luminosità è effettivamente fautrice e garanzia di ogni sistema vitale e in un ecosistema nel quale non vi sia energia solare difficilmente la vita prenderebbe forma. la pedagogia di Gesù Figlio di Dio a questo riguardo è ben nota: Egli, come via, verità e vita, è la luce del mondo, il cui riflesso viene emanato da quanti, cioè noi, si fanno latori ad altri di codesta luminosità.
L'intervento di Gesù su questo giovane non vedente che tale è sin dalla nascita assume però un carattere del tutto particolare inerentemente alla connessione luce/vita perché ci introduce negli ambiti di novità che Dio Padre apporta nelle parole e nelle opere di Gesù: il Regno di Dio, del quale ogni uomo è destinatario e di cui beneficiano soprattutto i peccatori e gli emarginati. Come nel caso della Samaritana, anche per il cieco nato

fr. Massimo Rossi " conflitto luce-tenebre"

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Commento su 1Sam 16,1.4.6-7.10-13; Gv 9,1-41
IV Domenica di Quaresima - Laetare (Anno A) (30/03/2014)
Vangelo: 1Sam 16,1.4.6-7.10-13|Gv 9,1-41
A metà del cammino di quaresima, la liturgia della Parola ci propone letture piene di speranza; la luce della fede illumina le due scene rispettivamente di Davide e del cieco guarito. Quest'oggi siamo invitati ad un breve riposo, per riprendere forze e proseguire con rinnovato impegno verso la Pasqua di risurrezione.
Mi sono chiesto: che c'entra la vocazione del giovane Davide con la parabola del cieco nato? Forse il nesso consiste nel fatto che si tratta di due uomini mediocri, senza qualità degne di nota, fisicamente poco dotati: il protagonista del Vangelo è addirittura handicappato...
Eppure Dio li ha scelti: il primo diventa re di Israele; malgrado la prestanza fisica degli altri fratelli, Dio aveva già messo gli occhi su Davide... Il cieco nato viene miracolosamente guarito.
Secondo la mentalità corrente, secondo il nostro punto …

Abbazia di Pulsano Lectio Divina DOMENICA «DEL CIECO NATO»

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IV di Quaresima A
GV 9,1-41; 1 Sam 16,lb.4.6-7.10-13a (leggere 16,1-13); Sal 22; Ef 5,8-14
Antifona d’Ingresso Cf Is 66,10-11
Rallégrati, Gerusalemme,
e voi tutti che l’amate, riunitevi.
Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza:
saziatevi dell’abbondanza
della vostra consolazione.

Laetáre, Ierúsalem,
et convéntum fácite,
omnes qui dilígitis eam;
gaudéte cum laetítia, qui in tristítia fuístis,
ut exsultétis,
et satiémini ab ubéribus consolatiónis vestrae.
La celebrazione di questa domenica a metà del cammino quaresimale è pervasa da un contenuto senso di gioia; è la domenica di Laetare (rallegratevi), nome preso dalla prima parola dell’antifona d’ingresso della messa. Il sacerdote in questo giorno può sostituire con il colore rosa quello viola dei suoi paramenti, esprimendo così anche visivamente quella gioia dovuta alla pasqua ormai vicina (cfr. coll1), all’incontro con Cristo luce che illumina ogni uomo.

Abazzia Pulsano Letture patristiche1 della Domenica “del cieco nato”

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IV di Quaresima
Giovanni 9,1-41; 1 Samuele 16,1b.46-7.10-13a; Salmo 22; Efesini 5,8-14
1. Il nostro corpo fatto di fango riceve la luce della vita eterna mediante il sacramento del battesimo
Hai ascoltato, fratello, la lettura dell’evangelo in cui si narra che il Signore Gesù passando vide un cieco nato. Se il Signore vedendolo non passò oltre, neppure noi dobbiamo sfuggire uno che il Signore non volle evitare, soprattutto trattandosi di un cieco nato, particolare che non fu sottolineato a caso.
C'è infatti un offuscamento della vista, che assai spesso per la violenza della malattia ottenebra gli occhi, ma col passare del tempo si attenua;c'è una cecità che viene causata da travasi di umori e anche questa viene

Pane Quotidiano"Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce. "

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VANGELO (Lc 1,26-38)
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato…

Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo"La preghiera bussa, il digiuno ottiene, la misericordia riceve"

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Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l\'una dall\'altra.
    Il digiuno è l\'anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica.
    Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, l…

Papa Francesco: Dio ci salva nei nostri sbagli non nelle nostre sicurezze

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Non ci salva la nostra sicurezza di osservare i comandamenti, ma l’umiltà di avere sempre bisogno di essere guariti da Dio: è quanto, in sintesi, ha affermato Papa Francesco nella Messa presieduta stamane a Santa Marta. Ce ne parla Sergio Centofanti
“Nessun profeta è bene accetto nella sua patria”: l’omelia del Papa parte da queste parole di Gesù rivolte ai suoi conterranei, gli abitanti di Nazaret, presso i quali non poté operare miracoli perché “non avevano fede”. Gesù ricorda due episodi biblici: il miracolo della guarigione dalla lebbra di Naamàn il Siro, al tempo del profeta Eliseo, e l’incontro del profeta Elia con la vedova di Sarepta di Sidone, che fu salvata dalla carestia. “I lebbrosi e le vedove – spiega Papa Francesco - in quel tempo erano emarginati”. Eppure, questi due emarginati, accogliendo i profeti, sono stati salvati. Invece, i nazaretani non accettano Gesù, perché “erano tanto sicuri nella loro ‘fede’, tanto sicuri nella loro osservanza dei comandamenti, che non a…

LUCIANO MANICARDI"dalle tenebre alla luce"

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Al centro della quarta domenica di Quaresima vi è il tema dell’illuminazione, del passaggio dalle tenebre alla luce espresso nel vangelo dal racconto della guarigione dell’uomo cieco dalla nascita che acquista il senso di una pedagogia verso la fede cristologica. Nella seconda lettura il tema riveste valenza battesimale ed è colto nelle sue implicazioni etiche: l’illuminazione battesimale impegna a una vita di conversione (“Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore: camminate come figli della luce”: Ef 5,8). In parallelo con questo annuncio la prima lettura presenta l’unzione regale di David da parte di Samuele: il gesto e le parole del profeta che consacrano il Messia rinviano alle parole e ai gesti di Gesù, “luce del mondo” (Gv 9,5), che dona luce a chi è nelle tenebre con gesti e parole che evocano la dinamica sacramentale.

Le tre letture pongono il problema del discernimento. Si tratta del difficile discernimento di Samuele per scegliere colui che Dio ha eletto tra …

Alberto Brignoli " E se invece Dio.."

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IV Domenica di Quaresima -
È facile, è comodo, ed è pure bello entrare in relazione con un Dio "a nostra immagine e somiglianza". Ovviamente, non mi riferisco a un Dio che possa apparire come una nostra creazione o come una supposizione della nostra mente, ma a un Dio alla cui devozione e riverenza siamo stati educati fin da piccoli. Il Dio dei nostri genitori, della "nostra" catechesi e delle "nostre" esperienze giovanili in parrocchia, per intenderci. Un Dio che è presente laddove lo cerchiamo, in una Chiesa a noi familiare o in un gruppo di amici con cui condividiamo la fede; un Dio che sentiamo vicino perché porge orecchio alle nostre suppliche e preghiere; un Dio che ci immaginiamo raffigurato secondo lo stile "manieristico" di una certa iconografia; un Dio la cui essenza ci risulta ben delineata attraverso le formule del Catechismo imparate a memoria, e via dicendo.

GIANCARLO BRUNI«Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo»

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4ª domenica di Quaresima.
Eremo delle Stinche - Panzano in Chianti
1. «Tu, chi sei», chiedono a Gesù (Gv 8,25), «noi chi siamo», sovente domandiamo a noi stessi, e  la Chiesa chi è? La domanda della identità non può essere elusa, e con essa una ricerca che a tratti diventa invocazione e paziente attesa. Una ricerca a cui viene incontro la pagina evangelica del cieco nato con i suoi alti frammenti di luce. A cominciare dalla domanda su Gesù di Nazaret.
2. Ma chi è mai quel compagno di viaggio provato, trasfigurato, mendicante di acqua e sorgente d'acqua pura? Di certo è un interrogativo permanente per ogni generazione di ieri, di oggi e di domani e mai conclusi sono gli abbozzi di risposta, e mai conclusa è l'attenzione alle testimonianze date su di lui, tra cui quella del cieco sin dalla nascita il cui itinerario alla conoscenza di Gesù riassume quello della comunità giovannea. Un cammino dalla non visione alla visione attraverso una serie di passaggi che meritano di essere s…